Posizione
Contro la pedonalizzazione indiscriminata
Le isole pedonali possono funzionare. Quelle decise per principio, senza analisi di rete e senza misura, no.
La nostra posizione
iMOVE è contro la pedonalizzazione indiscriminata: la chiusura di strade al traffico decisa in base a un'idea generale di città e non a un'analisi di quella specifica rete. Non diciamo che ogni isola pedonale sia sbagliata; diciamo che nessuna chiusura è gratuita, e che il costo va stimato prima e verificato dopo.
Che cosa intendiamo per «indiscriminata»
Una pedonalizzazione è indiscriminata quando manca almeno una di queste quattro cose:
- un'analisi di rete che dica dove vanno i veicoli che oggi passano di lì;
- un'alternativa infrastrutturale (variante, parcheggio di attestamento, nodo riprogettato) che compensi la chiusura;
- una misura prima/dopo dei tempi di percorrenza;
- una soglia di reversibilità: cosa si fa se i risultati sono negativi.
Che cosa accade alla rete
Gli spostamenti non scompaiono quando si chiude una strada: cambiano percorso, orario, modo o destinazione, oppure vengono semplicemente scoraggiati. Quando cambiano percorso, l'effetto si scarica sulle strade vicine, che non sono state progettate per quei flussi. Si allungano i tempi di chi resta in macchina, di chi viaggia in autobus nello stesso traffico deviato, di chi consegna, di chi lavora in città e non può permettersi di non spostarsi.
Pesano soprattutto su categorie che di alternative ne hanno poche: artigiani e installatori con i mezzi di lavoro, medici e assistenti domiciliari, persone con mobilità ridotta, residenti con la sola possibilità di accedere in auto, esercizi commerciali che dipendono dalla raggiungibilità.
Sei domande prima di chiudere una strada
- Dove vanno i veicoli che oggi la percorrono? Serve una matrice origine-destinazione e un modello della rete, non una stima a occhio.
- Di quanto si allungano i percorsi alternativi? Mediana e 95° percentile, nelle ore di punta e fuori punta.
- Che effetto ha sul trasporto pubblico di superficie, sui mezzi di soccorso e sulla logistica?
- Chi ci abita o ci lavora e non ha alternative? Mobilità ridotta, professioni itineranti, attività commerciali.
- Quale opera infrastrutturale compensa la chiusura? Variante, parcheggio, riprogettazione di un nodo: se la risposta è «nessuna», manca un pezzo del progetto.
- Come e quando si misura l'esito, e che cosa succede se è negativo? Sperimentazione a tempo, indicatori dichiarati, impegno a tornare indietro.
Quando può funzionare
Esistono contesti in cui la pedonalizzazione funziona: dove il traffico di attraversamento è già stato portato fuori da una circonvallazione, dove l'accesso è garantito da parcheggi in struttura vicini, dove i residenti e le attività hanno alternative reali. In quei casi la chiusura è l'ultimo anello di una strategia, non il primo. È l'ordine delle operazioni che distingue una scelta pianificata da una scelta ideologica.
«E il traffico indotto?»
È l'obiezione più seria, e va trattata come tale. La letteratura mostra che aumentare la capacità può attirare nuova domanda. La nostra risposta non è negare il fenomeno ma dimensionare le opere sui flussi reali e misurarne l'effetto nel tempo: la domanda indotta è una ragione per progettare bene, non per non costruire. E il principio vale in entrambe le direzioni: anche le chiusure producono effetti che vanno misurati e non presunti.
Che cosa chiediamo alle amministrazioni
- Pubblicare, prima di ogni chiusura, lo studio di rete e la stima degli effetti sui tempi.
- Affiancare a ogni limitazione un'opera o un servizio compensativo.
- Procedere per sperimentazioni a tempo, con indicatori definiti in anticipo.
- Rendere pubblici i dati prima/dopo e i criteri di giudizio.
Questa è una posizione di iMOVE, non uno studio su un caso specifico. Gli studi di rete richiedono dati locali; il nostro metodo è pensato proprio per produrli.